Caricamento...

NewsDigitali.com Logo NewsDigitali.com

Cos’è il deep learning e perché è alla base delle AI più avanzate

Cos’è il deep learning e perché è alla base delle AI più avanzate

Quando si parla di intelligenza artificiale applicata al riconoscimento vocale, alla traduzione automatica o alla guida autonoma, il termine che ricorre con maggiore frequenza è deep learning, una branca del machine learning che utilizza reti neurali artificiali multilivello per apprendere rappresentazioni complesse a partire dai dati. Comprendere deep learning cos’è significa capire il meccanismo tecnico che consente ai sistemi di analizzare immagini, testi, suoni e segnali numerici con livelli di accuratezza che, in alcuni ambiti, superano le performance umane.

Deep learning cos’è: definizione tecnica e principi di funzionamento

Per definire in modo corretto deep learning cos’è, occorre partire dalle reti neurali artificiali, modelli matematici ispirati in modo astratto al funzionamento dei neuroni biologici e strutturati in strati (layer) che trasformano progressivamente l’input in output attraverso operazioni di calcolo lineari e non lineari. Una rete neurale profonda è composta da uno strato di input, uno o più strati nascosti e uno strato di output; il termine “deep” indica proprio la presenza di più livelli intermedi, che permettono di apprendere rappresentazioni gerarchiche dei dati.

Ogni neurone artificiale riceve valori numerici, li moltiplica per pesi, somma il risultato e applica una funzione di attivazione, come ReLU o sigmoid, che introduce non linearità nel modello. Durante la fase di addestramento, l’algoritmo confronta l’output generato con il risultato atteso e calcola un errore attraverso una funzione di costo, ad esempio la cross-entropy per problemi di classificazione. L’errore viene propagato all’indietro lungo la rete tramite l’algoritmo di backpropagation, aggiornando i pesi con tecniche di ottimizzazione come la discesa del gradiente o le sue varianti (Adam, RMSprop).

Questo processo richiede grandi quantità di dati etichettati, potenza di calcolo elevata e un’attenta configurazione degli iperparametri, tra cui numero di layer, numero di neuroni per strato, learning rate e dimensione dei batch. In applicazioni reali, modelli con milioni o miliardi di parametri vengono addestrati su dataset che possono superare milioni di esempi, come nel caso dei modelli linguistici di grandi dimensioni o delle reti per il riconoscimento di immagini su dataset come ImageNet.

Differenza tra deep learning, machine learning e intelligenza artificiale

Per orientarsi correttamente tra i termini, è utile distinguere tra intelligenza artificiale, machine learning e deep learning, che rappresentano livelli differenti della stessa disciplina. L’intelligenza artificiale è l’insieme più ampio di tecniche e sistemi progettati per simulare capacità cognitive umane, includendo approcci simbolici, sistemi esperti e algoritmi basati su regole.

All’interno di questo ambito, il machine learning si concentra su modelli che apprendono automaticamente dai dati senza essere esplicitamente programmati per ogni singolo caso. Algoritmi come regressione lineare, alberi decisionali, k-nearest neighbors e support vector machine rientrano in questa categoria e vengono utilizzati in contesti in cui le variabili sono strutturate e il numero di feature è gestibile.

Il deep learning costituisce un sottoinsieme del machine learning e si distingue per l’uso sistematico di reti neurali profonde in grado di gestire dati non strutturati, come immagini, audio e linguaggio naturale. Mentre un modello di machine learning tradizionale richiede spesso una fase di feature engineering manuale, in cui un esperto seleziona e costruisce le caratteristiche rilevanti, una rete profonda apprende automaticamente le feature più significative attraverso i layer nascosti. Questa capacità di estrarre pattern complessi rende il deep learning particolarmente efficace in ambiti come il riconoscimento facciale, la generazione di testo e l’analisi semantica.

Applicazioni concrete del deep learning in ambito aziendale e industriale

Analizzando l’impatto operativo del deep learning nei contesti produttivi, emergono applicazioni trasversali che incidono direttamente su efficienza, qualità e capacità predittiva dei processi. Nel settore sanitario, reti neurali convoluzionali (CNN) vengono impiegate per l’analisi di immagini radiologiche, consentendo l’identificazione precoce di anomalie come noduli polmonari o lesioni sospette con tassi di accuratezza superiori al 90% in diversi studi clinici.

Nel comparto manifatturiero, modelli di deep learning applicati alla computer vision permettono il controllo qualità automatizzato in linea di produzione, riducendo scarti e difetti grazie al riconoscimento in tempo reale di microimperfezioni su superfici o componenti. Le reti neurali ricorrenti (RNN) e le architetture basate su transformer vengono invece utilizzate per l’analisi di serie temporali, come la previsione della domanda o la manutenzione predittiva di macchinari industriali, elaborando flussi continui di dati provenienti da sensori IoT.

Nel settore finanziario, sistemi basati su deep learning analizzano transazioni e comportamenti anomali per individuare frodi, mentre nel marketing digitale modelli di raccomandazione suggeriscono prodotti o contenuti personalizzati elaborando cronologie di navigazione e acquisto. In ambito automotive, le reti profonde sono componenti centrali nei sistemi di guida assistita e autonoma, dove integrano dati provenienti da telecamere, radar e lidar per interpretare l’ambiente circostante e prendere decisioni in tempo reale.

Queste applicazioni richiedono infrastrutture adeguate, spesso basate su GPU o TPU, e pipeline di gestione del dato che comprendono raccolta, pulizia, normalizzazione e monitoraggio continuo delle performance del modello una volta distribuito in produzione.

Vantaggi, limiti e requisiti tecnici del deep learning

Sebbene l’efficacia del deep learning sia documentata in numerosi settori, l’adozione operativa implica valutazioni tecniche ed economiche precise, poiché l’addestramento di modelli complessi comporta costi computazionali significativi e necessità di competenze specialistiche. Tra i vantaggi principali rientrano la capacità di gestire grandi volumi di dati non strutturati, l’elevata accuratezza in compiti di classificazione e la possibilità di migliorare progressivamente le performance con l’aumentare dei dati disponibili.

Sul piano dei limiti, occorre considerare il fabbisogno di dataset ampi e ben etichettati, la difficoltà di interpretare le decisioni del modello (problema dell’interpretabilità o explainability) e il rischio di overfitting, che si verifica quando la rete apprende troppo bene i dati di training ma generalizza male su dati nuovi. Tecniche come dropout, regolarizzazione L1/L2 e validazione incrociata vengono adottate per mitigare questi rischi.

Un ulteriore aspetto riguarda la qualità dei dati, che influisce direttamente sulle prestazioni: dataset sbilanciati o contenenti bias possono generare risultati distorti, con implicazioni etiche e legali rilevanti, ad esempio nei sistemi di selezione del personale o nella concessione di credito. La fase di data governance diventa quindi parte integrante del progetto, insieme alla definizione di metriche di valutazione coerenti con l’obiettivo del modello, come precision, recall, F1-score o AUC-ROC.

Come iniziare a studiare e applicare il deep learning

Per chi desidera comprendere in modo operativo deep learning cos’è e come applicarlo, il percorso formativo richiede una base solida in matematica, programmazione e statistica, poiché concetti come algebra lineare, derivate e probabilità sono alla base degli algoritmi di ottimizzazione e delle funzioni di perdita. Linguaggi come Python rappresentano lo standard di fatto grazie alla disponibilità di librerie specializzate come TensorFlow, PyTorch e Keras, che consentono di costruire e addestrare reti neurali con poche decine di righe di codice.

Un approccio efficace consiste nell’iniziare con dataset pubblici di dimensioni contenute, ad esempio MNIST per il riconoscimento di cifre scritte a mano, per comprendere la logica di costruzione di una rete feedforward e le dinamiche dell’addestramento. Successivamente, è possibile esplorare architetture più complesse come le CNN per immagini o i transformer per il linguaggio naturale, sperimentando la variazione di iperparametri e osservando l’impatto sulle metriche di performance.

In ambito aziendale, l’introduzione del deep learning dovrebbe partire da casi d’uso circoscritti, con obiettivi misurabili e dataset già disponibili, evitando implementazioni generiche prive di un ritorno concreto. La collaborazione tra data scientist, sviluppatori e responsabili di processo facilita l’integrazione dei modelli nei sistemi esistenti e consente di monitorarne l’efficacia nel tempo attraverso dashboard e indicatori chiave di performance.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to