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Come funzionano le reti neurali artificiali: struttura e meccanismi di apprendimento

Come funzionano le reti neurali artificiali: struttura e meccanismi di apprendimento

Le reti neurali artificiali sono modelli matematici progettati per apprendere relazioni complesse tra dati in ingresso e risultati in uscita, attraverso un processo di adattamento progressivo dei parametri interni.

Utilizzate in ambiti come riconoscimento delle immagini, traduzione automatica, sistemi di raccomandazione e analisi predittiva, rappresentano uno dei principali strumenti dell’apprendimento automatico. Il loro funzionamento si basa su strutture composte da unità elementari interconnesse, organizzate in livelli, che trasformano numeri in previsioni tramite operazioni algebriche ripetute su larga scala.

Struttura di una rete neurale: neuroni, pesi e livelli

Quando si analizza l’architettura di una rete neurale artificiale, si osserva un insieme di nodi, chiamati neuroni artificiali, disposti in livelli sequenziali che elaborano progressivamente l’informazione ricevuta. Il primo livello, detto di input, riceve i dati grezzi sotto forma di vettori numerici: ad esempio, un’immagine in scala di grigi di 28x28 pixel viene trasformata in un vettore di 784 valori compresi tra 0 e 255 (normalizzati spesso tra 0 e 1). L’ultimo livello, detto di output, restituisce una previsione, che può essere una probabilità, un numero continuo o una classe tra più categorie.

Tra input e output si trovano uno o più livelli nascosti, responsabili della trasformazione intermedia dei dati. Ogni neurone di un livello è connesso ai neuroni del livello successivo tramite pesi numerici, che rappresentano l’intensità della connessione. Il funzionamento di base di un neurone consiste nel calcolare una combinazione lineare degli input ricevuti, moltiplicando ciascun valore per il rispettivo peso, sommando il tutto e aggiungendo un termine di bias. Il risultato viene poi passato a una funzione di attivazione, che introduce non linearità nel modello.

Se si considerano 100 neuroni in un livello collegati a 50 neuroni nel livello successivo, si generano 5.000 pesi distinti, ciascuno dei quali verrà ottimizzato durante l’addestramento. Nelle reti profonde moderne, il numero di parametri può superare facilmente il milione, fino a raggiungere miliardi nei modelli linguistici di grandi dimensioni.

Funzioni di attivazione e trasformazioni non lineari

Affinché una rete neurale possa modellare relazioni complesse tra variabili, la sola combinazione lineare non è sufficiente, poiché la composizione di funzioni lineari produce ancora una funzione lineare. Per superare questo limite, ogni neurone applica una funzione di attivazione al risultato della somma pesata.

Le funzioni di attivazione più utilizzate includono la ReLU (Rectified Linear Unit), che restituisce zero per valori negativi e il valore stesso per quelli positivi, la sigmoide, che comprime l’output tra 0 e 1, e la funzione tanh, che restituisce valori tra -1 e 1. La scelta della funzione influisce sulla stabilità dell’apprendimento e sulla capacità della rete di convergere.

In un problema di classificazione binaria, ad esempio, l’ultimo neurone può utilizzare una funzione sigmoide per restituire una probabilità associata alla classe positiva. Se il valore prodotto è 0,87, significa che, secondo il modello, esiste una probabilità dell’87% che l’input appartenga alla categoria in esame. In una classificazione multiclasse, invece, si utilizza spesso la funzione softmax, che normalizza un vettore di valori in modo che la loro somma sia pari a 1, interpretandoli come distribuzione di probabilità.

L’introduzione di non linearità permette alla rete di rappresentare funzioni altamente complesse, come la distinzione tra oggetti in un’immagine o l’identificazione del contesto semantico di una frase.

Meccanismo di apprendimento: backpropagation e discesa del gradiente

Il processo di apprendimento di una rete neurale consiste nell’adattare i pesi delle connessioni in modo da ridurre l’errore tra le previsioni generate e i valori reali osservati. Questo avviene attraverso un algoritmo chiamato backpropagation, che utilizza il calcolo differenziale per aggiornare i parametri in maniera efficiente.

Durante la fase di addestramento, i dati vengono suddivisi in coppie input-output. Per ciascun esempio, la rete produce una previsione, che viene confrontata con il valore corretto tramite una funzione di perdita (loss function). Nel caso di regressione si usa spesso l’errore quadratico medio, mentre nella classificazione si impiega l’entropia incrociata.

Se una rete deve riconoscere cifre scritte a mano e classifica erroneamente un “3” come “8”, la funzione di perdita restituisce un valore elevato. Il backpropagation calcola quanto ciascun peso abbia contribuito all’errore e aggiorna i parametri nella direzione che riduce la perdita, utilizzando un algoritmo di ottimizzazione come la discesa del gradiente. Il tasso di apprendimento, detto learning rate, determina l’ampiezza degli aggiornamenti: valori troppo alti possono causare instabilità, valori troppo bassi rallentano la convergenza.

Nell’addestramento su larga scala si utilizzano varianti come l’ottimizzatore Adam, che adatta dinamicamente il learning rate per ciascun parametro. L’intero processo viene ripetuto per più epoche, ovvero passaggi completi sull’intero dataset, fino a quando la perdita si stabilizza o raggiunge un livello accettabile.

Tipologie di reti neurali e applicazioni operative

A seconda del tipo di dati e dell’obiettivo del modello, la struttura della rete neurale può variare in modo significativo, dando origine a diverse architetture specializzate. Le reti feedforward tradizionali, dette anche multilayer perceptron, sono adatte a problemi tabellari, come la previsione di vendite o la valutazione del rischio creditizio.

Per l’elaborazione di immagini si utilizzano reti neurali convoluzionali (CNN), che introducono filtri capaci di rilevare pattern locali, come bordi o texture, riducendo drasticamente il numero di parametri rispetto a una connessione completamente densa. In un sistema di riconoscimento facciale, una CNN può analizzare milioni di pixel suddividendoli in regioni sovrapposte, estraendo progressivamente caratteristiche sempre più astratte.

Nel trattamento del linguaggio naturale, si impiegano reti ricorrenti (RNN) e, più recentemente, architetture basate su meccanismi di attenzione come i Transformer, che permettono di modellare dipendenze tra parole anche a grande distanza. In un sistema di traduzione automatica, l’attenzione consente al modello di focalizzarsi sulle parti rilevanti della frase sorgente durante la generazione della traduzione.

In ambito industriale, le reti neurali vengono integrate in pipeline operative: acquisizione dei dati, normalizzazione, addestramento, validazione su dati non visti e distribuzione del modello in ambiente di produzione. La qualità del risultato dipende in misura rilevante dalla qualità e dalla quantità dei dati utilizzati.

Overfitting, validazione e ottimizzazione delle prestazioni

Quando una rete neurale dispone di un numero elevato di parametri rispetto ai dati disponibili, può apprendere dettagli specifici del dataset di addestramento che non si generalizzano a nuovi dati, fenomeno noto come overfitting. In questi casi, l’errore sul training set risulta basso, mentre quello su dati di test rimane elevato.

Per monitorare questo comportamento, il dataset viene suddiviso in almeno tre parti: training, validation e test. La validation viene utilizzata durante l’addestramento per regolare iperparametri come numero di livelli, numero di neuroni, learning rate e tecniche di regolarizzazione. Il test set viene invece utilizzato una sola volta per valutare le prestazioni finali.

Tra le tecniche di regolarizzazione più diffuse vi sono il dropout, che disattiva casualmente una percentuale di neuroni durante l’addestramento, e la penalizzazione L2 sui pesi, che scoraggia valori eccessivamente elevati. In contesti applicativi concreti, come la previsione di guasti su macchinari industriali, una corretta gestione dell’overfitting incide direttamente sull’affidabilità del sistema.

L’ottimizzazione delle prestazioni richiede inoltre un’analisi attenta delle metriche: accuratezza, precisione, recall e F1-score nella classificazione; errore assoluto medio o radice dell’errore quadratico medio nella regressione. La scelta della metrica dipende dall’obiettivo operativo. In un sistema antifrode, ad esempio, massimizzare la recall può avere priorità rispetto all’accuratezza complessiva, poiché individuare il maggior numero possibile di transazioni sospette riduce l’esposizione al rischio.

L’efficacia di una rete neurale deriva quindi dall’interazione tra architettura, dati, funzione di perdita e processo di ottimizzazione, elementi che devono essere calibrati con attenzione in base al problema specifico da risolvere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to