Cellulari e bambini: l’utilizzo massimo consigliato dal pediatra è davvero sorprendente

Cellulari e bambini: l’utilizzo massimo consigliato dal pediatra è davvero sorprendente

Cellulari e dispositivi elettronici di vario genere riempiono ormai le giornate di adolescenti e bambini. È il segno distintivo di un’epoca dominata dalla tecnologia. Se da un lato, però, sono evidenti i benefici in termini di ampliamento dei canali di accesso all’apprendimento, dall’altro risulta indispensabile comprendere i termini di un corretto utilizzo di questi strumenti per scongiurare conseguenze anche piuttosto preoccupanti per i nostri ragazzi.

Il parere dell’esperto

Abbiamo raccolto, così, il parere di un esperto, Luigi Tarani, specialista in pediatria e in genetica medica, professore aggregato presso il dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile dell’Università “La Sapienza”, al quale abbiamo chiesto poche, semplici regole per un’adeguata fruizione di device e di altre apparecchiature elettroniche da parte dei minori.

Professor Tarani, togliamoci subito il dubbio più grande: durante una normale giornata quanto tempo possono stare davanti al cellulare bambini e adolescenti?

Comprendendo anche l’utilizzo di videogiochi e TV, al massimo un’ora al giorno. Sono indicazioni della Società italiana di pediatria, che si è già espressa chiaramente sull’argomento, ma sto facendo riferimento anche alla mia personale esperienza di medico. È dimostrato, infatti, come tempi di impiego maggiori sottopongano a una sovraesposizione di informazioni che i giovani utenti non sono in grado di gestire e che possono generare conseguenze quali aggressività, disturbi del riposo e dell’attenzione e, soprattutto, meccanismi di isolamento dalle normali relazioni sociali, portando a prediligere l’interazione col dispositivo piuttosto che il naturale contatto con i coetanei. Non sono, poi, da trascurare le conseguenze legate alla scorretta postura assunta durante l’utilizzo e i danni causati dalla cosiddetta “luce blu”, che recano disturbi alla visione centrale e, più in generale, una diminuzione della capacità visiva. È importante, in ogni caso, ricordare di tenere smartphone e altri dispositivi alla distanza massima possibile per limitare al minimo l’impatto sull’organo visivo. Naturalmente, do per scontato che stiamo prendendo in esame una fascia dai 10-12 anni in su, perché a mio avviso prima di questa età l’ingresso nell’elettronica non dovrebbe essere nemmeno contemplato.

Non sembrano buone notizie per i genitori che invece utilizzano l’elettronica come una sorta di baby sitter digitale anche per bambini molto più piccoli

Molto spesso il cattivo esempio viene proprio da genitori che passano, a loro volta, troppo tempo incollati ai cellulari, anche nei momenti che potrebbero dedicare a un’interazione più tradizionale con i propri figli. Senza rendersene conto, essi propongono in questo modo un modello ludico e relazionale assolutamente sbagliato, non considerando la naturale tendenza del bambino a imitare i comportamenti dell’adulto, corretti o scorretti che siano. Per questo, un primo passo importante è l’analisi che, in qualità di figure chiave nello sviluppo del bambino, ci consenta di comprendere se il nostro uso sia corretto ed equilibrato per delimitare validamente, poi, gli spazi che potremo delegare alla tecnologia.

Più comodo e più semplice piazzare i bambini davanti a uno schermo che ritagliarsi un’ora al giorno per portarli giocare all’aria aperta?

Non c’è dubbio, ma in termini di sviluppo delle capacità cognitive, della creatività e di rafforzamento della sfera affettiva non esiste davvero paragone tra un’ora di esplorazione del mondo reale, condivisa tra genitori e figli e un’ora passata con gli occhi fissi su uno schermo. Se da un lato la comodità di utilizzare i dispositivi elettronici come un calmante è innegabile, l’evidente pericolo di conseguenze negative, quali disturbi e patologie, deve costituire un valido incentivo a compiere uno sforzo in più per offrire ai nostri figli le attenzioni che meritano.

Vedi anche: I consigli dell’Accademia americana di pediatria