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Nessuno stipendio è totalmente impignorabile: tutto quello che devi sapere

17/08/2026

Nessuno stipendio è totalmente impignorabile: tutto quello che devi sapere

 

Il pignoramento dello stipendio è la forma di recupero credito più efficiente che esista, ed è per questo che è diventata la prima scelta di banche, finanziarie e Agenzia delle Entrate Riscossione. Non richiede di rintracciare beni, non passa da un'asta, non dipende dalla buona volontà del debitore: la trattenuta parte dalla busta paga prima ancora che i soldi arrivino sul conto. 

Giuseppe Valvo fa il consulente del debito e passa buona parte delle sue giornate a rimettere in ordine queste situazioni. Con lui abbiamo ripercorso le regole in vigore nel 2026: quanto può essere trattenuto dalla busta paga, quanto dal conto corrente, e cosa succede quando i creditori sono più di uno.

Partiamo dalla domanda che si fanno tutti: quanto mi possono togliere dallo stipendio?

La regola generale è un quinto del netto. È l'articolo 545 del Codice di Procedura Civile e vale per il creditore privato: la banca, la finanziaria, il fornitore. Un quinto, non di più.

Il problema è che quasi nessuno si ferma alla regola generale, perché quasi nessuno ha un solo creditore.

Cioè?

Cioè se il creditore è l'Agenzia delle Entrate Riscossione, i limiti cambiano e sono progressivi: un decimo sotto i 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000, un quinto sopra i 5.000. Sembra un trattamento più favorevole, e sulle retribuzioni basse lo è. Ma è un binario parallelo, non alternativo.

Nel senso che si sommano.

Esatto. Se hai un debito con un privato e una cartella esattoriale non pagata, i due pignoramenti convivono e il prelievo complessivo può superare il 20%. Il tetto vero, in quel caso, è il 50% del netto. È lo scenario che vedo più spesso e quasi nessuno lo mette in conto: la persona si è fatta i calcoli sul quinto e poi si trova con metà busta paga.

Chi ha uno stipendio molto basso è protetto?

No, nessuno stipendio è totalmente impignorabile. La Corte Costituzionale con la sentenza 248/2015 lo ha detto chiaramente: anche sui redditi bassi il pignoramento resta possibile, purché al lavoratore resti almeno l'80% del netto. Il "minimo vitale" non è una soglia sotto la quale sei intoccabile, è una percentuale che ti viene garantita comunque.

C'è chi arriva da me convinto che con 1.200 euro al mese sia al sicuro. Non lo è.

Cosa succede quando lo stipendio è già arrivato sul conto?

Cambia completamente il meccanismo. Sul conto corrente non si ragiona più a quote di stipendio, ma a soglia assoluta: sono pignorabili solo le somme che eccedono il triplo dell'Assegno Sociale.

Ci fa un esempio?

L'INPS con la circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 ha rivalutato l'Assegno Sociale dell'1,4%, portandolo a 546,24 euro mensili. Il triplo fa 1.638,72 euro: quella è la soglia di impignorabilità sul conto per quest'anno. 

Esempio concreto: se sul conto ci sono 2.000 euro, il pignorabile è la differenza, cioè 361,28 euro. Il resto resta al debitore.

L'anno scorso la soglia era diversa?

Nel 2025 l'Assegno Sociale era 538,68 euro, quindi la soglia era 1.616,04. Sono cambiati poco più di venti euro, ma è esattamente il punto che voglio sottolineare: la soglia si sposta ogni anno con la rivalutazione. Chi legge una guida vecchia di due anni e applica quel numero sta facendo un calcolo sbagliato. Il valore va sempre ripreso dalla circolare INPS dell'anno in corso. 

E il TFR?

Pignorabile anch'esso, sempre nel limite del quinto. È una domanda che ricevo spesso da chi sta per lasciare il posto di lavoro e conta su quella liquidazione per chiudere altre partite.

Come si arriva materialmente alla trattenuta?

In tre passaggi. Il creditore presenta l'atto di pignoramento al tribunale, che lo notifica sia al debitore sia al datore di lavoro. Entro dieci giorni il datore di lavoro - o la banca, se si tratta del conto - deve comunicare via PEC o raccomandata l'importo della retribuzione. Poi c'è l'udienza: il giudice verifica la validità del credito e autorizza la trattenuta, che a quel punto avviene direttamente in busta paga.

Se cambio lavoro?

Il pignoramento decade automaticamente con la cessazione del rapporto. Ma non è una via d'uscita: se trovi un nuovo impiego, il creditore deve semplicemente notificare di nuovo l'atto al nuovo datore di lavoro. È una pausa tecnica, non una liberazione.

Ultima domanda: cosa dovrebbe fare chi riceve una notifica?

Leggerla subito e capire chi è il creditore, perché da lì dipende tutto il resto del calcolo. E soprattutto non aspettare l'udienza per muoversi: è nella fase precedente che esistono margini - accordi, opposizioni - che dopo si restringono parecchio.


Claudio Banfi Avatar
Claudio Banfi

Laureato in Informatica scrive con passione notizie dal mondo della tecnologia portando in Italia le ultime novità dal mondo.

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