“Io ci sto”, video virale di Intesa Sanpaolo: il cyberbullismo regna sui social

“Io ci sto”, video virale di Intesa Sanpaolo: il cyberbullismo regna sui social

Quando si parla di cyberbullismo si pensa sempre ad un gruppo di adolescenti sprovveduti, che per divertirsi prende di mira i coetanei più fragili e li canzona in pubblica piazza, condividendo video sul web e adornando le clip di commenti a dir poco offensivi.

Eppure il cyberbullismo riesce a coinvolgere moltissime persone adulte. Ne è una prova il fenomeno social che sta circolando in questi ultimi giorni: un video autoprodotto dalla filiale di Castiglione delle Stiviere di Intesa Sanpaolo – girato per un contest aziendale organizzato per una semplice competizione tra le sedi – è diventato nel giro di poche ore un contenuto virale sui principali social network.

Il filmato mostra la direttrice della filiale e i dipendenti che si presentano alla videocamera e intonano una canzone che dice “Io ci sto! Ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore”. Dato che si tratta di gente comune, che come mestiere occupano la posizione di impiegato, cassiere, dirigente di banca, ecc. è normale che i protagonisti della clip siano un po’ impacciati.

Tale video, difatti, doveva rimanere privato tra le altre proposte del contest. Sfortunatamente non è andata così: qualcuno, che probabilmente aveva accesso ai contenuti dell’iniziativa, ha deciso di diffondere il filmato sui social. Ecco che, inevitabilmente, sono cominciati a fioccare hashtag, meme e commenti.

Finché un collega si ritrova a sorridere di fronte a quelle immagini – che ripetiamo dovevano rimanere all’interno dell’azienda – può anche andare bene, ma come al solito se si propone un contenuto del genere al popolo del web, questi si dimostra spietato: alcuni utenti chiedono addirittura le dimissioni della direttrice, la quale è costretta a cablare i suoi profili social perché messa pubblicamente alla gogna.

Migliaia i commenti di critica: dal suo aspetto fisico alla voce stonata. Centinaia gli utenti che la deridono mirando non tanto alla performance, ma alla persona. Ecco che il sorriso diventa scherno, fino a degenerare in bullismo. Alcuni utenti inondano di messaggi la povera direttrice, costringendola a togliere perfino la foto del profilo per non farsi riconoscere facilmente.

Possibile che la psiche umana non abbia di meglio da fare che sparare a zero su una persona che, in fondo, non ha fatto niente di male?

Katia, questo il nome della direttrice, ha semplicemente partecipato ad un’iniziativa con i dipendenti della filiale: chi l’ha detto che un direttore di banca o un impiegato debbano per forza avere delle attitudini creative? Perché richiederne le dimissioni? Cosa c’entra con il lavoro che svolgono? D’accordo, abbiamo capito che il punto forte di Katia non è l’intrattenimento per il grande pubblico, ma magari è in grado di svolgere egregiamente il suo lavoro di direttrice di banca. Ogni persona ha i suoi talenti e i suoi punti deboli, perciò perché schernirla?

In fondo, è stata l’azienda stessa ad organizzare il contest e richiedere i video: Katia ha semplicemente pensato di partecipare, magari facendosi anche due risate con i propri dipendenti. Perché non si può semplicemente sorridere della genuinità delle persone senza sparare cattiverie?

Una domanda per tutti coloro che hanno superato il limite nel commentare il videoclip: se fosse capitato a voi, come avreste reagito? Risparmiate la risposta del tipo “a me non capita”, perché – con gli smartphone alla mano – tutti, ma proprio tutti abbiamo un video imbarazzante dove scherziamo e facciamo gli stupidi, magari facendo smorfie o agitandoci come scimmie urlatrici, ammettiamolo.