Chip sottopelle utilizzati per identificare i dipendenti presso un’azienda belga

Chip sottopelle utilizzati per identificare i dipendenti presso un’azienda belga

Alcuni dipendenti di un’azienda belga avrebbero volontariamente sottoscritto un accordo per l’impianto di un chip sottopelle avente lo scopo di sistema di identificazione e, quindi, di badge identificativo. Ed è subito dibattito.

In merito alla questione si sono sollevati i pareri di un gran numero di utenti che vede in queste soluzioni una pericolosa arma contro la privacy, visto e considerato che la posizione e lo stato di ogni utente può essere monitorato in ogni momento anche da remoto. A quanto pare un fenomeno in crescita che non ha visto, negli otto dipendenti interessati alla vicenda, alcun parere discordante. Gli appartenenti all’azienda Newfusion specializzata nel marketing digitale hanno di fatto accettato l’impianto sottopelle tramite chip da utilizzarsi per l’accesso automatico alle aree riservate ed ai PC aziendali.

Si tratta di sistemi grandi appena quanto un chicco di riso ed inseriti tra il pollice e l’indice degli utenti. Ovviamente il direttore dell’azienda ha ribadito il fatto che non è stato posto alcun vincolo all’utilizzo di detti sistemi ma che sono stati i diretti interessati ad accettare le condizioni. Condizioni che secondo i dipendenti non minano la privacy ed anzi sono da questo punto di vista meno invasivi degli iPhone. I dipendenti possono anche scegliere di optare per l’adozione di un anello esterno con funzioni simili.

La tecnologia rende più facile la nostra vita quotidiana. Non bisogna provarne paura, è sufficiente sperimentarla.

Ha aggiunto il direttore spiegando che la dotazione di memoria del chip consente di inserire dati relativi a contatti e biglietti di visita, in modo da poterli girare facilmente a uno smartphone.

Alexis Deswaef, presidente della Lega dei diritti dell’uomo in Belgio, si dice preoccupato ed esprime il suo dissenso dicendo che:

Si tratta di un pericolo reale. Si tratta di uno strumento di controllo totale. Siamo in grado di sapere a che ora il dipendente ha iniziato a lavorare e quando ha fatto la sua pausa sigaretta. Analizzeremo poi se è stato abbastanza produttivo? Cosa faremo con i dati raccolti? In futuro venderemo un po’ del diritto alla privacy per una maggiore sicurezza o comodità?

Un sistema comodo o invasivo? Che il dibattito sia aperto. A voi la parola.